La causa principale del problema è il legamento interosseo
Il legamento interosseo si trova nella parte dell'articolazione sacroiliaca che contiene un vaso sanguigno, il connettivo e il tessuto adiposo. Il legamento non è una singola fascia continua, ma è invece composta da più fasce, che vanno dal sacro all'iliaco. Se poste in tensione, queste fasce interossee del legamento non subiscono strappi, ma si allontanano dal loro punto d'inserimento, nel sacro o nell'iliaco, consentendo un leggero allargamento dell'articolazione. I fluidi provenienti dai tessuti circostanti, oltre che dai vasi sanguigni all'interno dell'articolazione, infiltrano lo spazio tra il sacro e l'iliaco, creando edema, infiammazione e dolore. Ed ecco il punto chiave: il liquido all'interno dello spazio mantiene lontane le superfici articolari, impedendo la reintegrazione del legamento nell'osso.
È ragionevole presupporre che la pressione interna provocata dall'edema prema le superfici articolari, mettendo in tensione i legamenti. I nervi all'interno dei legamenti rispondono attivando il riflesso legamento-muscolare che, a sua volta, provoca una contrazione protettiva del muscolo. La pressione interna dell'edema, che spinge verso l'esterno, viene controbilanciata dalla compressione muscolare esterna, che preme verso l'interno, che innesca un tentativo del corpo di instaurare una situazione di stabilità.
Tuttavia nel tempo la contrazione muscolare si cronicizza, provocando numerosi problemi a carico dell'intero sistema muscolo scheletrico. Sino al momento in cui il fluido si mantiene nell'interstizio articolare, i legamenti non possono reintegrarsi nelle superfici articolari e l'articolazione non può guarire. E i modelli di contrazione/inibizione muscolare permarranno. Per guarire l'articolazione, le superfici devono essere riavvicinate, in maniera tale che i legamenti possano reintegrarsi nella superficie articolare e guarire.
Confronto con altri approcci terapeutici
Un confronto tra la procedura di blocco della categoria 2 e i metodi più diffusi per il trattamento della lesione sacroiliaca, la manipolazione chiropratica e il rafforzamento muscolare sono illustrati di seguito.
Anche se molto utile per allineare l'articolazione ed eliminare le tensioni, una breve e rapida spinta, del tipo utilizzato dai chiropratici, non è sufficientemente efficace per eliminare la totalità del liquido presente nell'articolazione. Tuttavia di solito garantisce un sollievo sufficiente, in quanto elimina gran parte dello stresso dai legamenti interessati. Per quanto riguarda l'eliminazione del liquido in eccesso all'interno dell'articolazione sacroiliaca, tuttavia, è un po' come salire su un pallone d'acqua. Gran parte del liquido fuoriuscirà ma parte resterà all'interno, distanziando le superfici. Infine altro liquido si verserà nell'articolazione, rioccasionando la lesione.
Anche i programmi di rafforzamento muscolare del tipo attuato dai fisioterapisti e dagli specialisti in riabilitazione, godono di notevole considerazione nell'ambito del trattamento dell'instabilità dell'articolazione sacroiliaca. Se eseguito correttamente, il rafforzamento muscolare e lo stretching possono riallineare la struttura del corpo, eliminando la tensione a carico dell'articolazione. Tuttavia i muscoli non sono abbastanza potenti per comprimere sufficientemente l'articolazione sacroiliaca ed eliminare il liquido in eccesso, provocando così il permanere della lesione.
La terapia sclerosante, del tipo proloterapia, è l'uso di un liquido irritante infiltrato nello spazio articolare o nei legamenti circostanti, nel tentativo di creare ulteriore tessuto cicatriziale, che aiuterà i legamenti a mantenere unita l'articolazione sacroiliaca. Senza eliminare il liquido in eccesso, si tratta del modo migliore per mantenere separata l'articolazione sacroiliaca.
Il blocco di Categoria 2 rappresenta l'unico metodo disponibile per erogare il livello corretto di pressione, direzione e al tempo stesso comprimere in maniera efficace la porzione dell'articolazione sacroiliaca destinata a portare il peso eliminando in via permanente l'eccesso di liquido, il ripristino dell'integrità del legamento tramite reintegrazione del legamento nella superficie articolare, ripristino dell'equilibrio muscolare e normalizzazione della funzione articolare. Se il blocco viene eseguito correttamente, la procedura aumenterà immediatamente la forza muscolare, anche senza la cintura sacroiliaca Serola.
Considerando il modo in cui si integrano in posizione supina, la superficie a cuneo del sacro si innesta nel cuneo formato dalle due superfici iliache. Con un posizionamento adeguato, i blocchi pelvici si allineano lentamente, comprimendo l'articolazione sacroiliaca per eliminare il liquido in eccesso. Con l'iliaco in posizione corretta, il peso corporeo spingerà il sacro nell'iliaco, provocando la lenta fuoriuscita del liquido e consentendo il riavvicinamento delle superfici articolari, in maniera tale che i legamenti possano saldarsi e guarire. Le fasce del legamento interosseo sono posizionate in maniera tale da reintegrarsi nelle superfici ossee.
Il corretto posizionamento dei blocchi sulla pelvi e la durata della procedura rappresentano due elementi critici. Se eseguita in maniera non corretta o per un eccessivo periodo di tempo, la procedura può peggiorare la lesione e provocare ulteriori problemi. Pertanto l'intervento dovrà essere attentamente monitorato da una persona qualificata. La procedura di Categoria 2 è disponibile solo presso i chiropratici che attuano la tecnica sacrale occipitale. La Categoria 2 è stata messa a punto dal Dr. Major B. DeJarnette, chiropratico e osteopata che ha sviluppato la tecnica sacrale occipitale (SOT, Sacral Occipital Technic).
La mia esperienza e le attività di ricerca hanno dimostrato che questo trattamento ha applicazioni molto vaste per aiutare le persone con dolore muscolare diffuso. Anche se utilizzato dal 1965, è poco noto e praticato. Si auspica che l'intervento di Categoria 2 possa diventare un elemento centrale nella cura dell'apparato muscolo-scheletrico ai fini di una migliore comprensione degli effetti biomeccanici della lesione di nutazione. Se si comprendono i potenziali vantaggi di questo trattamento, ci si rende conto della necessità di formare più chiropratici a tale attività.
Una volta avvicinate, le articolazioni sono tenute insieme solo dalla tensione superficiale, in presenza di legamenti e muscoli deboli torneranno ad aprirsi. Il blocco deve essere ripetuto più volte, sino al momento in cui terrà e poi dovrà essere tenuto sotto controllo sino al ripetersi della lesione. Se il blocco tiene (il blocco non è più necessario) occorrerà ancora del tempo affinché i legamenti guariscano sino a tollerare altri interventi sulla medesima area. Sino a quel momento non sarà possibile operare alcun blocco in posizione prona, nessun aggiustamento, manipolazione o mobilizzazione dell'articolazione sacroiliaca per circa 4-8 settimane, in funzione della gravità iniziale. In tale periodo occorre prestare attenzione ai sintomi recidivanti e sottoporsi a un check-up appena ciò sia ragionevole. Occorre dare tempo alla lesione di guarire, per evitare che si trasformi in una fonte di tensione muscolare cronica e di dolore.
In generale se il blocco viene mantenuto per circa quattro mesi, terrà per sempre, purché non si verifichino altri problemi strutturali, tra cui ipomobilità lombo-sacrale, trauma o stretching profondo.
È importante attenersi alle mie raccomandazioni, ma anche operare un riallineamento della spina dorsale, per evitare altre influenze di natura strutturale, che potrebbero diventare ricorrenti.
Indossare la cintura sacroiliaca Serola tra un trattamento e l'altro aiuterà a mantenere in posizione le articolazioni e a contrastare il ripetersi della lesione. Una volta ottenuta la guarigione dell'articolazione sacroiliaca, la cintura sacroiliaca Serola potrà essere utilizzata come ausilio preventivo nel corso dell'attività lavorativa o sportiva.
Il primo strato (non elastico) della cintura sacroiliaca Serola è stato progettato per evitare che le superfici articolari si aprano oltre il dovuto, eliminando quindi la tensione a carico dei legamenti e normalizzando il complesso di spasmo muscolare/inibizione.
Il secondo strato (elastico a doppia tensione) è stato progettato per comprimere l'articolazione e riportare i fasci legamentosi nel loro punto di inserimento, favorendone il reintegro nelle superfici articolari. Il nostro elastico è caratterizzato dall'adeguata tensione, che consente di svolgere correttamente questa attività. Inoltre tende a tirare la pelvi in senso posteriore, migliorando gli aspetti posturali.
Se siete alla ricerca del trattamento migliore per stabilizzare l'articolazione sacroiliaca tramite un blocco di Categoria 2, la soluzione migliore consiste nel trovare un chiropratico qualificato, certificato da una delle due associazioni (SORSI: www.sorsi.com) o (SOTO-USA: www.soto-usa.org).
In secondo luogo potrete trovare un chiropratico che abbia seguito i nostri corsi video, inviandoci un'e-mail all'indirizzo sales@serola.net. Nel video viene presentata una modalità alternativa di utilizzo dei blocchi, anche se l'area di intervento non è ampia come quella del SOT. Una terza opzione di cui dispone il chiropratico, anche se meno diffusa, è quella di apprendere le basi del trattamento tramite un articolo disponibile all'indirizzo http://www.dynamicchiropractic.com/mpacms/dc/article.php?id=51334.
Riabilitazione
Assieme al blocco, è possibile dare avvio alla riabilitazione vera e propria, ma è fondamentale che l'articolazione sacroiliaca venga adeguatamente stabilizzata con la cintura sacroiliaca Serola. Se la cintura non viene indossata nel corso dell'attività fisica e dell'allungamento, la probabilità che l'articolazione sacroiliaca si apra è nell'ordine del 100%, soprattutto durante il blocco di Categoria 2 e per le 6-8 settimane successive il blocco non sarà più necessario.
Un fisioterapista può costituire un valido complemento al blocco. È importante conoscere i muscoli corretti che consentano di effettuare l'attività fisica e gli allungamenti, oltre alle procedure più sicure. Il trattamento ideale abbina le procedure di blocco di categoria 2, operato da un chiropratico, con la corretta pratica di attività fisica e di allungamento, mostrata da un fisioterapista o da uno specialista nella riabilitazione. Per questa ragione abbiamo realizzato un video che illustra i muscoli da allungare e da rafforzare, oltre agli aspetti biomeccanici che stanno dietro tale concetto. È disponibile anche una versione per il paziente, nella quale vengono illustrati gli esercizi e gli allungamenti. Una versione più completa è disponibile per i fisioterapisti e per i medici, che li aiuta a controllare l'intervento e ad assicurare che si stia percorrendo la strada giusta per la guarigione. Attenzione: quando si va alla ricerca di un chiropratico, di un fisioterapista o di un altro medico, occorre chiedere loro se conoscono il sistema Serola e assicurarsi di indossare sempre la cintura sacroiliaca Serola mentre si pratica l'attività fisica o lo stretching.
Cautela è richiesta durante il periodo di stabilizzazione
Considerando la natura delicata dei tessuti, è opportuno evitare l'aggiustamento, la manipolazione o la manipolazione dell'articolazione sacroiliaca sino alla sua completa stabilizzazione e alla guarigione dei legamenti. Per ottenere questo obiettivo si raccomanda caldamente di evitare tali interventi per un periodo di 6-8 settimane dopo avere eliminato la necessità del blocco pelvico. Una volta stabile, la manipolazione si è rivelata utile nell'acquisizione dell'equilibrio strutturale e nella riduzione della sintomatologia. Più avanti l'intervento chiropratico o la manipolazione manuale possono essere molto utili nel riallineamento dell'articolazione sacroiliaca, assieme a un adeguato regime di esercizio fisico. L'idea della riabilitazione è quella di bilanciare la controrotazione dei due lati della pelvi, ruotando un lato anteriormente e l'altro posteriormente, a seconda di quanto necessario, operando al tempo stesso una rotazione posteriore dell'intera pelvi, verso il punto di ribaltamento neutrale della pelvi. In altre parole l'intervento riabilitativo deve mirare ad allineare la pelvi rispetto alla gravità.
In uno studio condotto su 20 pazienti affetti da dolore a carico dell'articolazione sacroiliaca, con un ilio ruotato posteriormente e l'altro in posizione relativamente anteriore, Cibulka [1] ha osservato che la manipolazione (spinta manuale) verso la parte posteriore dell'ilio lo spingeva anteriormente e portava il lato opposto, che era anteriore, verso una posizione più posteriore. Pertanto entrambi i lati finivano per essere collocati più vicini a un ribaltamento pelvico neutrale. Tale risultato si ottiene anche con i blocchi pelvici, se utilizzati in posizione prona.
Il cuscino per trazione Serola Sacrotrac può fornire un aiuto significativo ai fini della stabilizzazione dell'articolazione sacroiliaca eliminando lo stress a carico dell'articolazione sacroiliaca, prodotto dalla spina lombare. Può essere utilizzato per 6-8 settimane nel corso del periodo di guarigione.
BIBLIOGRAFIA
1. Cibulka MT, Delitto A, Koldehoff RM: Changes in innominate tilt after manipulation of the sacroiliac joint in patients with low back pain. An experimental study. Physical therapy 1988, 68:1359-1363.











